Nell'articolo riportato domenica sulle colonne del quotidiano "l'Adige" riguardante il successo commerciale della famiglia Leonardelli abbiamo letto con attenzione le dichiarazioni - alcune condivisibili, altre meno – dei titolari in merito alla questione delle aperture domenicali. Leonardelli, a quanto dichiarato, si impegnerebbe là dove costretto/autorizzato a tenere i propri negozi aperti tutto l'anno, a garantire una rotazione tra i dipendenti per assicurare una equa ripartizione dell'onere della prestazione lavorativa domenicale durante il corso dell'anno. Ci sembra tuttavia opportuno, senza alcuna volontà polemica, far presente come in base al contratto del commercio, i lavoratori non siano obbligati a lavorare più del 30% delle aperture domenicali previste a livello territoriale, con esonero dalla prestazione previsto per madri e padri affidatari fino al terzo anno di vita del bambino e lavoratori che assistono portatori di handicap conviventi o persone non autosufficienti. La rotazione quindi, non è data per gentile concessione delle aziende, ma è un diritto del lavoratore contrattualmente previsto e quindi esigibile. Recentemente, su espressa richiesta dei sindacati, la rotazione è stata fatta applicare anche all'interno della filale Euronics di Pergine. È bene quindi che tutte le aziende siano consapevoli dell'obbligo di rotazione imposto dal contratto del commercio, in attesa delle delibere provinciali e comunali in materia.
“anche coloro che pensano alla rivoluzione, debbono sapere che il giorno dopo di essa dovranno cominciare a lavorare come riformisti o riformatori” Olof Palme
giovedì 23 giugno 2011
Politica, consumismo e Festival dell'economia
La grande affluenza all'Auditorium Santa Chiara per ascoltare le parole e le riflessioni del sociologo polacco Bauman, che per la seconda volta si trovava a partecipare al Festival dell'Economia di Trento, non possono lasciare indifferente il mondo della politica trentina, come invece è parso di intuire dalle reazioni del Presidente della Provincia oggi riportate sul Vostro quotidiano. Per Dellai il consumismo sembra essere un tratto ineluttabile della modernità, quasi da assecondare quando ripete che “il Trentino deve modernizzarsi ancora sul piano commerciale”. Peccato che, solo ieri, si sia parlato proprio sulle colonne del Vostro giornale, dello scarso effetto avuto dall'apertura domenicale decisa in occasione del Festival dell'economia. Basta riportare le dichiarazioni di alcuni commerciati per i quali “in Trentino non esiste la cultura di fare acquisti alla domenica”, “gli incassi sono stati così bassi da non coprire nemmeno i costi del personale”, “chi viene a vedere le conferenze non va a fare shopping”. Tutto questo mentre, con l'approvazione della cosiddetta Legge Olivi del commercio, la Giunta provinciale ha indirettamente dato il via libera ad una possibile estensione del ricorso alle aperture domenicali. Un quadro di aperture continue, di consumo e spesa che - essendo un tratto della modernità - Dellai sembra approvare senza riserve. Bauman nelle sue parole e nei suoi scritti - tra tutti vogliamo ricordare per la lucidità d'analisi il caustico “Consumo, dunque sono” - si limita semplicemente ad osservare e a rappresentare un quadro della nostra società che è reale e quindi tutt'altro che apocalittico. E dal quale prendono origine molti dei mali della nostra contemporaneità, non ultima la grande crisi del 2008, generata da comportamenti consumistici, che purtroppo stanno prendendo piede anche in Trentino, grazie ai quali è sempre più diffuso il ricorso alle “magie” del credito al consumo e delle carte di credito. La politica, in quanto gestione della “polis” e del bene comune, non può mostrarsi solo spettatrice dei processi in atto. Se è tale, ad essa va il compito di agire, senza velleità da Stato etico ma con il necessario idealismo, per governarli al meglio. Vale quindi la pena chiedersi - dopo l'intervento di Dellai – quali siano le ricadute del Festival dell'economia in termini di idee per il progresso della comunità se, di fronte alle documentate riflessioni di importanti studiosi e alla grande partecipazione popolare, testimonianza viva di attenzione alla problematica, la politica reagisce con un freddo applauso di cortesia. M.S
mercoledì 25 maggio 2011
CHI VUOLE LO STATUS TURISTICO DI MORI?
Solo di fronte alla prospettiva della perdita dello status di “Comune turistico” Mori sta cominciando ad interrogarsi sulle proprie prospettive di sviluppo commerciale. Ed è certo un bene che, dopo anni di silenzio, si cominci a parlare del centro commerciale “Global village” che, come ammesso dall'assessore Gobbi, una volta costruito, “imporrà una pausa di riflessione su quelle che saranno le iniziative commerciali di Mori”. Ed è un bene che si apra un dibattito vero attorno all'utilizzo delle aperture domenicali, troppo spesso ed in modo acritico esaltate come traino dello sviluppo economico e turistico di un intero territorio. Attenendosi alla legge – senza interpretazioni assai elastiche – non si può non vedere come Mori sia tutt'altro che un comune turistico e come nel passato, l'avere garantito questo particolare status, non l'abbia rilanciata da un punto di vista commerciale, nonostante le lodevoli iniziative messe in campo tra gli altri dal “Consorzio Centriamo Mori”. Appare quindi chiaro, come le pressanti richieste di un ritorno allo status turistico per la borgata vengano dagli ideatori del Global Village, certi di poter contare su aperture domenicali garantite per tutto l'anno, come allo Shopping center di Pergine. Si vuole in tale modo importare nella Vallagarina un modello di sviluppo “alla veneta” già oggetto di ripensamenti e critiche, che porterebbe alla desertificazione dei centri storici e ad una competizione tra centri commerciali ben lungi dall'essere utile al rilancio dell'economia e dell'occupazione, come si vorrebbe far credere. A tale modello la UILTuCS del Trentino contrappone l'esempio virtuoso dell'economica tedesca, che garantisce i tassi di crescita più alti d'Europa eppure consente ai negozi, per diritto costituzionale, di tenere le serrante abbassate alla domenica. La UIL TuCS del Trentino, che nelle scorse settimane ha già realizzato un incontro a Mori per discutere di queste problematiche, rimanendo in attesa di una delibera definitiva del consiglio provinciale, continuerà nel proporre tavoli di discussione ad ogni livello politico, in rappresentanza delle perplessità e delle paure dei lavoratori del commercio di fronte all'applicazione della legge Olivi.M.S
lunedì 16 maggio 2011
APERTURE DOMENICALI. SE ANCHE I PICCOLI COMMERCIANTI DICONO NO
Davvero interessante la lettera della titolare di un esercizio interno al Millennum apparsa domenica su “L'Adige”. Si parla di un dato di fatto: in presenza di bel tempo l'apertura domenicale non ha portato grandi flussi di clienti né al centro storico di Rovereto, né al Millennium center. Giustamente – e sarebbe difficile stupirsi del contrario – la gente in presenza di bel tempo ha preferito affollare le belle località della Vallagarina per stare all'aria aperta. A testimonianza del fatto che non esiste alcun legame tra maggiori aperture domenicali e rilancio del turismo in Vallagarina. Siamo arrivati invece al paradosso che, per programmare aperture domenicali, si dovrà prima consultare Meteotrentino. Resta il valore della testimonianza resa a “L'Adige” : primo scontrino battuto dopo le 15:30, penali di 2.000,00 Euro in caso di serrante alzate ad apertura domenicale programmata: una vera mazzata per i piccoli commercianti, una spesa più gestibile per i “grandi”. Affermazioni che devono far riflettere innanzitutto l'Assessore provinciale al commercio Olivi - impegnato nell'assegnazione dello status ad alta vocazione commerciale per la “Città della quercia” - e in secondo luogo la giunta comunale del capoluogo lagarino, che dirà l'ultima parola - ci auguriamo una volta sentite le organizzazioni sindacali così come previsto dalla legge del commercio - in merito alla quantità di aperture domenicali previste.
mercoledì 11 maggio 2011
GRAND HOTEL TRENTO: IL TFR RITROVATO
A fine dicembre 2010 è avvenuto il cambio di appalto della ditta addetta alla pulizia delle camere e al servizio di facchinaggio presso il Grand Hotel Trento, l'Hotel Leon d'Oro , l'Hotel S.Ilario di Rovereto, il Best Western sito presso l'interporto di Trento e altri situati nelle principali città del nord-est italiano. La società uscente, la Minerva srl, consorziata del gruppo Cegalin, in piena crisi finanziaria, non aveva provveduto a liquidare il Trattamento di fine rapporto a nessun dipendente. A seguito dei continui solleciti ricevuti da parte della UIL TuCS del Trentino, il 30 aprile 2011 la società ha effettuato finalmente il saldo del TFR per tutti i lavoratori occupati presso il Grand Hotel Trento. Nelle prossime settimane si intensificherà l'azione della nostra Organizzazione sindacale volta a consentire lo sblocco del pagamento del trattamento di fine rapporto anche per i dipendenti assunti presso le altre strutture gestite da Minerva Srl presenti in Provincia.
giovedì 5 maggio 2011
LA PARTITA DEL LAVORO
(testo rivisitato della PArtita del Pallone di Rita Pavone)
Perchè perchè
la domenica mi lasci sempre solo
per andare a far spese dentro il centro
commerciale perchè, perchè
la domenica non resti qui con me.
Chissà chissà
se davvero compri poi anche qualcosa
o se invece tu ti osservi le vetrine
senza entrare
chissà
chissà se a qualcuno l'apertura servirà
martedì 3 maggio 2011
PARLIAMO DI GLOBAL VILLAGE
Davanti ad una platea di cittadini più incuriositi che allarmati, due anni fa, alla presenza del neoeletto Assessore al commercio Olivi, dell’imprenditore Depretto e dell’allora sindaco Gurlini, veniva presentato a Mori il progetto del “Global village”. Quel centinaio e più di persone accorse, veniva per la prima volta informato del fatto che, di lì a poco, sarebbe sorto nel cuore della borgata il centro commerciale più grande del Trentino. Oltre 105 metri cubi di cemento per 36.000 metri quadri di superficie occupata. A concessioni edilizie già regolarmente assegnate, il dibatto - organizzato dal Pd locale - diventava surreale, quasi propagandistico dei benefici che il nuovo centro commerciale avrebbe portato: un cinema multisala, una pista di “go kart”, un Hotel cinque stelle con annessa piscina ed una nuova piazza costruita appositamente per “socializzare”.
Non che gli argomenti dell’amministrazione comunale e di Depretto non avessero suscitato qualche reazione negativa. Nella popolazione della borgata innanzitutto e nei sindacati, che esprimevano le loro perplessità da un punto di vista occupazionale, entrando il Global village in diretta competizione con altri tre centri commerciali e con i negozi dei centri storici limitrofi. Non per ultimo, lo stesso Olivi dichiarò la sua volontà, per il futuro, di impedire la costruzione di nuovi centri commerciali di quelle dimensioni in provincia di Trento. Quella sera di giugno la gente tornò a casa – tra pochi entusiasti e una maggioranza schiacciante di critici – con la convinzione che i giochi ormai erano fatti e che – volenti o nolenti – il centro commerciale si sarebbe fatto. Il massimo della partecipazione concessa ai cittadini nella realizzazione di un'opera fortemente impattante da un punto di vista economico, sociale ed ambientale si era limitata alla realizzazione di un incontro di presentazione di un rendering del progetto di costruzione e ad una inutile discussione di poche ore su una decisione già presa. Dopo qualche tempo, qualcuno, nel notare i lavori fermi del cantiere, aveva cominciato a farsi l’illusione che il “Global village” non sarebbe mai stato realizzato. Così – mentre cominciava la vendita delle concessioni agli esercizi commerciali del futuro shopping center – Mori sembrava dormire sonni tranquilli. Con un PD costretto - passando dall’opposizione al governo - ad inventarsi una improbabile “terza via” tra la promozione del centro storico e quella del “Global village”. Con un movimento dei Verdi del tutto incapace di esprimere una propria valutazione sulle conseguenze ambientali della realizzazione dello shopping center. Con una sinistra ancorata a logiche antiche, che per la prima volta ed in modo assai timido, si trovava a confrontarsi con le problematiche post moderne legate allo sviluppo commerciale. Non ha detto nulla nemmeno il consorzio “Centriamo Mori” che pure nella borgata crea aggregazione e attività, e che sembra davvero voler credere che un centro commerciale di tali dimensioni – con una propria piazza autonoma – invoglierà i suoi visitatori a fare un giro anche tra i negozi del centro moriano. Forse il problema è così nuovo per il Trentino, che manca perfino la capacità di immaginare quale potrebbe essere lo scenario del dopo “Global village”. In Inghilterra, che da tempo deve fare i conti con queste problematiche, si è creato ad esempio un movimento di massa contrario all’apertura di nuove filiali di Tesco – colosso della GDO – colpevole – a causa della sua politica commerciale – della chiusura di tutti i piccoli commercianti in ogni sua area di insediamento. Recentemente di “Global Village” si è parlato per la questione delle aperture domenicali. Il centro commerciale è stato infatti pensato per tenere aperto tutto l’anno grazie ad uno status di comune turistico che Mori – per decisione provinciale – rischia ora di perdere. Eppure, c’è da scommetterci, la partita è tutt’altro che chiusa. Troppi gli interessi in campo, troppe le forze economiche che spingono a livello “sotterraneo” per la costruzione e l’apertura continua del centro commerciale. Così, presto o tardi, l’intera Vallagarina dovrà confrontarsi con il Global Village, che ai posteri rimarrà come monumento in cemento della cattiva politica. Quella politica che, per dirla come Tony Judt, senza idealismo, si riduce a una forma di contabilità sociale, all’amministrazione quotidiana di uomini e cose, purtroppo messi sempre più spesso sullo stesso piano.
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