martedì 3 aprile 2012

PERCHÈ LIDL DOVREBBE APPLICARE L'ACCORDO PROVINCIALE PER IL PAGAMENTO DELLA MALATTIA?

Il pagamento della malattia è stato rivisto nell'ultimo rinnovo del contratto nazionale del commercio, applicato anche da LIDL Italia. Dal 1° aprile 2011 nel corso di ciascun anno di calendario (dal 1 gennaio al 31 dicembre) i primi tre giorni di malattia vengono pagati al 100% per i primi due eventi “morbosi”, al 66% per il terzo evento ed al 50% per il quarto ma cesserà di essere corrisposta a partire dal quinto evento. Dal terzo giorno in poi valgono le regole di sempre, con pagamento al 75% per i giorni dal 4° al 20° e al 100% dal 21° in poi fino al termine del cosiddetto “periodo di comporto” (fino al 180° giorno di malattia).
In verità, esiste un accordo del 24 luglio 1987, per il trattamento di malattia ed infortunio per i dipendenti da aziende del terziario della distribuzione e dei servizi operanti nella Provincia autonoma di Trento, sottoscritto da Unione Commercio Turismo e Attività di Servizio (Confcommercio) , FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS UIL che integra da allora i contratti nazionali garantendo il pagamento al 100% della malattia dal 1° al 180° giorno.
Tale accordo viene applicato ad oggi dalla maggior parte delle aziende del settore presenti in Provincia di Trento, anche da quelle avente sede legale in altre regioni oppure all'estero, aderenti o non aderenti a Confcommercio, mentre là dove non viene applicato, i sindacati stanno avviando azioni legali per garantire il rispetto delle norme in esso contenute e, ad oggi, mai disdettate dalle parti firmatarie e quindi a tutti gli effetti in vigore.
Convinte delle proprie ragioni, FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS UIL hanno scritto a LIDL congiuntamente una richiesta di applicazione dell'accordo in data 02/11/2011 alla quale l'azienda tedesca ha risposto in data 21/12/2011 dichiarando di non essere tenuta ad applicare tale accordo in quanto, per tutti i punti vendita, viene applicato esclusivamente il CCNL non essendo mai stata iscritta alle associazioni datoriali firmatarie di tale accordo e comunque non avendo mai dato applicazione allo stesso. In base a tale logica, non aderendo a CONFCOMMERCIO, LIDL Italia potrebbe ritenersi esentata dal dover applicare perfino il contratto nazionale, firmato dalla stessa associazione datoriale che ha sottoscritto l'integrativo provinciale, sentendosi libera da vincoli per quanto riguarda la parte normativa e retributiva in esso contenuta.
Non è così e non potrà accadere per il principio “erga omnes” : l'accordo sindacale non produce effetti solo per chi aderisce alle organizzazioni firmatarie altrimenti, molto banalmente,anche gli aumenti contrattuali dovrebbero essere concessi solo agli associati ad una delle organizzazioni sindacali firmatarie. Lo stesso principio vale per i datori di lavoro. Esiste peraltro un'ampia giurisprudenza in merito e LIDL Italia sicuramente – e non potrebbe essere altrimenti – ne è a conoscenza. La risposta data ai sindacati il 21/12/2011 quindi non è da questo punto di vista giuridicamente giustificata. Va aggiunto peraltro che il rispetto della contrattazione territoriale è parte importante contenuta nel CCNL del commercio, anche nel testo rinnovato, e lo è da sempre. Quando LIDL Italia ha cominciato ad insediarsi in Trentino, l'accordo territoriale del 1987 era già in vigore, ed era esigibile già allora da parte di lavoratori proprio perché l'azienda tedesca, pur non aderendo a Confcommercio, in base al sopra citato principio “erga omnes” applicava il CCNL del commercio nazionale. Esattamente come fa oggi.
In aggiunta, LIDL Italia ha sottoscritto in data 30/11/2009 un accordo con CGIL CISL UIL, che non dice né aggiunge nulla riguardo al trattamento economico della malattia ma che nella “clausola di salvaguardia” fa salve le condizioni di miglior favore in essere”. E il trattamento della malattia come da contratto provinciale è esattamente una condizione di miglior favore preesistente alla stipula di tale accordo.
Peraltro, a livello europeo, LIDL Italia ha sviluppato strategie diverse da paese a paese. In alcuni Stati aderisce alle associazioni datoriali. In altre, come in Spagna, sotto pressione sindacale ha applicato contratti territoriali volti a migliorare il pagamento degli straordinari. Non è quindi fuori luogo richiedere ad una azienda con logiche da multinazionale l'applicazione di contratti migliorativi territoriali.
Oltre che fondata dal punto di vista giuridico, la richiesta di applicazione dell'integrativo provinciale sulla malattia apre le porte all'applicazione del contratto integrativo provinciale, che al momento prevede maggiorazioni per il pagamento del lavoro domenicale a dicembre (pagate al 70%) e ad un consistente miglioramento della retribuzione dei dipendenti LIDL in Trentino. Un adeguamento, a dire il vero, alle condizioni già applicate dalle altre aziende del settore. Nulla di più.
Per questo la UILTUCS, dopo aver consultato i propri legali in merito alla ragionevolezza delle proprie richieste, sta avviando iniziative volte per informare i lavoratori sulla problematica, rimasta per troppo tempo sospesa, di comune accordo con i propri rappresentanti nazionali.
LIDL Italia è tra le aziende più sindacalizzate del settore, in Trentino non è stata toccata in modo particolare dalla crisi dei consumi, mentre anche a livello nazionale il settore Discount sembra essere l'unico a presentare dati ancora positivi. Non possono essere quindi ragioni economiche quelle che impongo a LIDL Italia di non applicare un accordo territoriale. Non ci interessa d'altra parte, mantenere lo status quo per quieto vivere, pur riconoscendo le difficoltà nel gestire relazioni sindacali con una struttura organizzativa complessa come quella di LIDL.
Per questo, valutata la partecipazione e l'interesse dei lavoratori e delle lavoratrici LIDL del Trentino, provvederemo a decidere le migliori iniziative volte a spingere l'azienda tedesca verso l'applicazione dell'integrativo. Convinti in questo che sia utile, oggi più che mai, fare chiarezza sulla materia e a ripagare i dipendenti con il giusto riconoscimento al loro lavoro, così come accade in tutte le aziende del settore della grande distribuzione. Rimanendo sempre a disposizione per chiarimenti.

giovedì 22 marzo 2012

DOCUMENTO FINALE DIREZIONE NAZIONALE UIL SULLA RIFORMA DEL LAVORO DEL 21 MARZO 2012

La Direzione della UIL nel condividere la relazione del Segretario Generale in merito al confronto con il Governo sulla riforma del mercato del lavoro, sottolinea che la strada della semplice consultazione, e non della concreta trattativa, non ha prodotto il risultato che il Paese si aspettava: un piano per la crescita; sostegno alla contrattazione aziendale con la conferma della detassazione dei premi di risultato; la concreta attenuazione di quelle disfunzioni nel mercato del lavoro; la costruzione di un nuovo sistema di protezione sociale che tenga conto di come accompagnare le persone verso un nuovo lavoro, alla luce anche degli effetti devastanti della riforma delle pensioni per le centinaia di migliaia di lavoratori che, posti in mobilità o in esodo, ad oggi non hanno accesso né al sostegno al reddito né alla pensione .
La UIL sostiene da anni la necessità di un cambiamento di rotta del nostro mercato del lavoro che, proprio in coincidenza con la profonda crisi finanziaria, ha mostrato con drammatica evidenza, tutti i propri limiti e problemi strutturali troppe volte rimandati nel tempo.
Malgrado il soddisfacente sistema di protezione sociale messo in campo in questi ultimi tre anni, attraverso il massiccio ricorso agli strumenti “straordinari” di deroga, che hanno limitato la fuoriuscita dal mercato del lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori, abbiamo sempre sostenuto la necessità di intervenire con misure “strutturali” per aumentare il livello di tutele e occupabilità, in particolare, dei giovani, delle donne e dei lavoratori maturi.
L’obiettivo è quello di dare omogeneità ad un sistema che, attraverso gli interventi che si sono succeduti e sovrapposti negli anni, hanno generato una spiccata segmentazione del mercato del lavoro che si è caratterizzata in un profondo dualismo tra lavoratori protetti e lavoratori sui quali si è, invece, scaricata tutta l’esigenza di flessibilità del mercato del lavoro sul nostro sistema produttivo.
In questo quadro, la UIL giudica comunque con interesse i provvedimenti annunciati per favorire la buona e corretta flessibilità in ingresso (apprendistato e contratto di inserimento) e la volontà di mettere in campo nuove regole per prosciugare il bacino della precarietà a partire dalle varie forme di falso lavoro autonomo, come le Partite Iva, le false collaborazioni a progetto, gli associati in partecipazione, i tirocini, il lavoro occasionale accessorio e il lavoro a chiamata.
La UIL fino all’ultimo verificherà che i provvedimenti legislativi annunciati siano coerenti con queste proposte e che rispondano all’obiettivo condiviso di riportare il contratto di lavoro a tempo indeterminato come il contratto “dominante”. E’ apprezzabile che si sia convenuto con la proposta UIL di limitare l’uso improprio dei contratti a tempo determinato anche attraverso la leva del maggior costo per le imprese che utilizzano questo contratto.
Più ombre vi sono sullo schema presentato sui nuovi ammortizzatori sociali a partire dall’incertezza sulla estensione universale della cassa integrazione anche alle imprese che oggi ne sono prive e che oggi hanno usufruito della cassa in deroga. La UIL chiede coerenza al Ministro che ha sempre sostenuto che l’universalità della protezione sociale fosse l’obiettivo del Governo.
Preoccupante e grave è l’incerta proposta di come si potranno tutelare centinaia di migliaia di lavoratori a rischio espulsione dal “lavoro”, oggettivamente deboli nel percorso di ricollocazione.
Tale situazione è aggravata dalla sostanziale assenza di proposte normative concrete di politiche attive e di outplacement: va quindi valutata l’opportunità di indirizzare le risorse pubbliche, promesse dal Governo, anche per finanziare i Fondi di protezione dei lavoratori anziani.
Sulla cosiddetta flessibilità in uscita, la UIL ribadisce che l’aver caricato di significati impropri uno strumento di tutela, ha alterato il confronto penalizzando così, le proposte di merito, ragionevoli ed innovative, che la UIL ha messo sul tavolo del confronto: semplificazione delle procedure, accelerazione dei tempi per il giudizio, migliore definizione delle causali con il fine di rendere meno ampia la discrezionalità dei giudici.
L’ipotesi presentata dal Governo, più apprezzabile nella parte che riconsegna al giudice la facoltà di reintegrare il lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo soggettivo, non risponde, però, al tema del rischio di abuso di potere in mano all’azienda per i licenziamenti cosiddetti economici o oggettivi. La UIL propone quindi che sia vincolante, per l’azienda, l’obbligo di informazione alle rappresentanze sindacali presenti nell’impresa, con il fine di fornire al giudice un alto grado di conoscenza di come si è sviluppata la procedura.
Su queste proposte e contenuti la UIL chiede al Legislatore un intervento che ne raccolga i contenuti e li concretizzi nei provvedimenti di Legge.
La Direzione della UIL dà mandato alla Segreteria di sostenere le ragioni e le proposte contenute nel presente documento in tutte le sedi di confronto.


lunedì 12 marzo 2012

APPLICAZIONE LIDL ACCORDO PROVINCIALE SULLA MALATTIA

La UIL TuCS del Trentino da mesi è impegnata in una vertenza per il riconoscimento del pagamento degli straordinari per i primi livelli delle filiali LIDL del Trentino. Il colosso tedesco del discount, in aggiunta, ha deciso di non applicare il contratto provinciale riguardante il pagamento della malattia – valido per tutte le altre aziende del settore operanti in territorio trentino – che comporta il pagamento del 100% dal 1° al 180° della retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto. La giustificazione alla mancata applicazione del contratto nazionale, sarebbe la mancata adesione di LIDL ad una delle sigle firmatarie dello stesso, nella fattispecie Confcommercio.
Sorprende pertanto come LIDL possa richiedere al sindacato di apporre una propria firma sull'installazione di sistemi di videosorveglianza nelle filiali trentine, senza aver dato la minima apertura ad una soluzione delle vertenze in atto.
La UIL TuCS del Trentino, non apporrà pertanto la propria firma ad alcun accordo richiesto da LIDL Italia finché non verranno risolte le vertenze in atto e non verrà applicato ai dipendenti delle filiali di Borgo Valsugana, Cles, Zuclo, Civezzano, Trento, Rovereto e Riva del Garda l'accordo riguardante il pagamento della malattia, riservandosi di avviare una mobilitazione generale su tutte le filiali trentine già entro la fine del mese in corso. In tal senso verranno avviate assemblee nei punti vendita, affinché la prossima mobilitazione, coinvolga i lavoratori di tutte le filiali trentine.

venerdì 10 febbraio 2012

Domenica negozi aperti? In Tirolo non conviene ai datori di lavoro

19,62 euro lordi all'ora per i dipendenti in caso di apertura domenicale di un negozio. Un dato che spiega meglio di tanti concetti il perchè a nord del Brennero la concertazione tra parti sociali abbia fatto sì che il commercio garantisse un giusto equilibrio tra imprenditore-consumatore-lavoratore.
Stamattina al Consorzio dei Comuni la Uiltucs del Trentino ha proposto una mattinata di confronto sulle aperture domenicali. E Robert Mayrhofer, segretario per il Tirolo della Gpa-djp, sindacato dei lavoratori privati austriaci, ha fatto capire perchè ai datori di lavoro non convenga forzare con le aperture domenicali. Tornando a Trento, precisamente a Trento Nord, Pam (www.e-pam.it) intanto è convinto di poter vincere al Tar il 9 febbraio e poter aprire domenica 12, 19 e 26 febbraio tanto da annunciarlo sul proprio sito. Oviesse, all'interno dello stesso complesso del Bren Center, segue Pam e vuole aprire di domenica, interpretando alla lettera la liberalizzazione totale promossa dal decreto Monti. Walter Largher (segretario Uiltucs) ricorda che fu la stessa Pam a rompere la chiusura del sabato pomeriggio, ormai quasi due decenni fa.

Il primo intervento della giornata è stato quello di Franco Panizza, assessore provinciale alla cooperazione transfrontaliera, che ha sottolineato come «l'Euregio diventi terreno di confronto importante, visto che affrontiamo i problemi assieme, dall'ambiente alle politiche energetiche. Un'Unione europea che diventa sempre più grande rischia di diventare troppo burocratica, manca un po' di passione».

Mayrhofer parla dell'orario di apertura tirolese, tradotto da Lisa Bianchi. Negozi aperti 72 ore a settimana complessivamente, tra le 6 e le 21 dal lunedì al venerdì, dalle 6 alle 18 il sabato.
In Austria ogni Bundesland ha un proprio regolamento per quanto riguarda gli orari. In Tirolo è in vigore un sistema su tre livelli, con tre fasi: dal 15 giugno al 30 settembre la stagione estiva, dall'ultimo sabato di novembre al 19 dicembre la stagione preinvernale, dal 20 dicembre al lunedì di Pasqua la stagione invernale. Sono considerate località turistiche quelle con più di 500mila pernottamenti annui. «In alcuni negozi stanno cominciando a seguire orari domenicali più intelligenti – spiega – ad esempio dalle 15 alle 19, quando gli sciatori abbandonano le piste».
Tassativamente è vietato vendere di domenica mobili, apparecchi elettronici, auto. Tipologie di beni che si possono invece vendere in Trentino.
L'apertura domenicale, come già detto, comporta un 100% di supplemento sul salario orario dei lavoratori e vi sono delle clausole di salvaguardia anche per il lavoro al sabato: per un sabato pomeriggio al lavoro ce ne deve essere uno di riposo, per due al lavoro, due consecutivi di riposo.

Alessandro Olivi, assessore provinciale alle attività produttive, sottolinea come «in Austria la legge nazionale consenta la concertazione e disciplina una piattaforma commerciale diversificata. Nell'Unione europea non c'è una regola per la quale c'è una liberalizzazione assoluta nel commercio».
L'assessore lamenta la mancanza di una cultura bilaterale nel decreto Monti. «Sembra una "fuga in avanti", anche se partire dalle liberalizzazioni sembra la via più facile. Nel commercio comunque sono utili delle modernizzazioni».
Olivi rivaluta così la «sua» legge provinciale del 2010: «oggi tutti dicono che va bene, si diceva che era troppo "liberal", invece pone alcuni punti fissi ad esempio in materia di concertazione tra parti sociali. Il Decreto Monti – prosegue – non parla di modulazioni a seconda dei territori».
E difende quindi il disegno dagli attacchi di chi vorrebbe una liberalizzazione maggiore: «c'è una corsa a beneficiare da subito della liberalizzazione, una sorta di ansia da lucro captando. Ma non mi pare che i consumi siano in crescita. La nostra legge rimane conforme ai trattati europei e coerente con la direttiva servizi».

Largher ricorda di aver contestato a suo tempo la legge Olivi, ma ne rivaluta la «reale concertazione e le relazioni istituzionali con i comuni. Ci sarebbe la possibilità di favorire i centri storici con l'apertura festiva tenendo chiusi i centri commerciali, ma questo aspetto non è stato sfruttato né a Trento né a Rovereto. A Pergine invece almeno sono state accolte le indicazioni di chiusura in alcune festività».

Remigio Servadio (segretario Uiltucs Alto Adige) parla della situazione della Provincia di Bolzano, una «via di mezzo tra Trentino e Tirolo, con 11 domeniche di apertura (16+3 nelle zone turistiche)». Servadio menziona la nuova legge sul commercio che è «sul tavolo dell'assessore Widmann da tempo. Ci sono dei problemi per il part time, dobbiamo fare di più a livello di maggiorazioni, oltre a far muovere di più gli ispettori del lavoro». Il sindacalista altoatesino mette l'accento su un aspetto molto comune alle realtà commerciali: «molti sono costretti ad aprire, anche se in perdita, è una politica commerciale incomprensibile».

Paolo Cunego (Comitato Difesa Consumatori Trentino) sostiene che «durante la settimana vengano alzati i prezzi per compensare le perdite del finesettimana. Non penso che le liberalizzazioni comunque favoriscano la Grande distribuzione organizzata. Le liberalizzazioni non sono negative, noi siamo indietro in Italia sul commercio di 25-30 anni».

Giovanni Agostini (Fisascat Cisl) vorrebbe che «il contratto applicato in Tirolo diventasse la piattaforma di discussione anche in Trentino». Mayrhofer racconta di una protesta memorabile, quando il ministro dell'economia Schuessel voleva fare a meno di qualsiasi legge sulle aperture dei negozi. «In 300 rappresentanti sindacali aziendali occupammo il ministero per 3 giorni, con il ministro per il sociale che ci sosteneva, finchè abbiamo avuto una legge. Comunque tutto ciò che hanno promesso con le liberalizzazioni non è arrivato, non c'è più occupazione, ma vi sono più tempi parziali. Ci sono stati anche dei piccoli negozi che ci hanno chiesto di proteggerli da liberalizzazioni eccessive».

La categoria del commercio è cruciale anche per gli obiettivi di conciliazione famiglia-lavoro, visto che l'80% degli addetti sono delle lavoratrici. Tra i delegati in sala cresce la richiesta di «avere un giorno per dedicarci agli altri».Mattia Frizzera dal giornale online "www.lavalsugana.it".

giovedì 26 gennaio 2012

APERTURE DOMENICALI E LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DI APERTURA NELL'EUREGIO TRENTINO - TIROLESE

La UIL TuCS del Trentino organizzerà presso la sala conferenze del Consorzio dei comuni Trentini per giovedì 2 febbraio 2012 un incontro dal titolo “ Aperture domenicali tra liberalizzazione e autonomia: il caso austriaco e la legge Olivi, modelli a confronto nell' Euregio” che vedrà la partecipazione del Segretario della UILtuCS trentina Walter Largher, dell'Assessore al commercio Alessandro Olivi e del Segretario regionale della DPA djp Robert Mayrhofer.
Si tratterà di un occasione di confronto - aperta ai lavoratori e alle categorie dei datori di lavoro, nonché al mondo della politica trentina - sulla tematica delle aperture domenicali e della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali. Una problematica che è salita agli onori della cronaca nelle ultime settimane, a seguito del tentativo operato da parte di PAM Panorama di applicare il decreto Monti in materia di liberalizzazione totale degli orari di apertura, in contrasto con la normativa vigente in Provincia di Trento. Decisione che, di fatto, rappresenta un attacco allo stesso Statuto di autonomia.
Sul fronte sindacale, anche in vista della discussione riguardante il rinnovo del contratto integrativo provinciale di settore, l'esperienza del sindacato austriaco pone nuove sfide che riguardano la tutela dei lavoratori coinvolti dal lavoro domenicale e l'aumento delle maggiorazioni previste per lo stesso. È bene ricordare come, all'interno dell'Euregio trentino tirolese, si assista ad una evidente difformità nel trattamento economico del lavoro domenicale, retribuito con una maggiorazione del 100% a nord del Brennero, solo al 30% - al massimo 70% durante il mese di dicembre – in Trentino. Da qui la necessità di un confronto tra la realtà trentina e quella tirolese, in un' ottica non meramente identitaria, ma basata sull'oggettiva omogeneità del tessuto economico e dalla dipendenza dal settore terziario, e dal turismo in particolare, riscontrabile nel territorio dell'Euregio.
Nella convinzione che, il sindacato, nel suo percorso di rinnovamento debba aprirsi all'Europa e alla collaborazione transfrontaliera per trovare soluzioni condivise a problemi riscontrabili oramai in tutti i Paesi europei.

venerdì 20 gennaio 2012

Dal "Corriere della sera" di venerdì 20 gennaio....

"Le regole sono già cambiate più volte e sempre nella stessa direzione . Ma adesso per i negozi arriva una libertà praticamente totale negli orari di apertura e anche nei turni di chiusura. Diventa possibile comprare il latte sotto casa anche tornando tardi a casa dal lavoro. E, sempre secondo i consumatori, questo potrebbe innescare u8n meccanismo di concorrenza che farebbe risparmiare alla nostra famiglia tipo 350 Euro all'anno. I commercianti dicono che non è vero. Secondo loro una competizione così spietata costringerà i piccoli negozi a chiudere sotto i colpi della grande distribuzione. E alla fine per comprare il latte dovremo lasciare Via delle Liberalizzazioni, prendere la macchina e andare al centro commerciale" (Lorenzo Salvia, Corriere della Sera del 20 gennaio 2012)

Lettera su "L'Adige" di lunedì 16 gennaio

Il Prof. Roberto Ravazzoni, ordinario dell’Università di Parma e coordinatore del centro di ricerca della Bocconi su marketing e servizi, in un articolo comparso sulle colonne de “Il Foglio” dal titolo rassicurante - “Libertà di arricchirsi” - ha sostenuto recentemente le ragioni della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali, calcolando un aumento del 0,25% del PIL derivante dalle sole continue aperture domenicali e risparmi per le famiglie valutabili nell’ordine di 400 Euro all’anno, come effetto di una maggiore concorrenza nel settore. Tra le righe tuttavia, lo stesso Ravazzoni si trova costretto ad ammettere che “per via della congiuntura negativa, nell’immediato non saranno troppo evidenti gli effetti di questa liberalizzazione”. Una “congiuntura” che, è bene ricordarlo, è partita nell’ormai lontano 2008 e non pare certo vicina alla conclusione. Se osserviamo i dati sull’andamento dei consumi relativi allo scorso dicembre forniti da “La Repubblica” tutti gli indicatori presentano il segno meno. Le spese per abbigliamento e calzature sono calate del 5,2%, quelle degli alimentari del 3,2 %, segno negativo anche per libri e giocattoli con calo a due cifre per gioielli e articoli sportivi. Tutto questo nonostante la completa liberalizzazione delle aperture domenicali nel mese di dicembre. Di fronte a questi dati negativi, appare evidente come non abbia alcun senso puntare su una estensione della liberalizzazione degli orari di apertura nel disperato tentativo di rivitalizzare la stagnante economia italiana.
La questione si complica tuttavia se si considerano i dati relativi all’andamento del cosiddetto “e- commerce”. L’acquisto in rete è possibile in qualsiasi momento della giornata e consente al consumatore di scegliere comodamente da casa il prodotto da acquistare – oggi perfino automobili – evitando lo stress derivante da file e ingorghi di traffico oltre alle spese di carburante per raggiungere i luoghi consueti d’acquisto. Ecco quindi che il mercato delle vendite on line ha registrato in Italia durante il mese di dicembre scorso numeri da vero e proprio boom, con un 25 % in più rispetto ai dati dello scorso anno. La liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, rischia quindi di essere già superata dalle libertà sfrenata del commercio virtuale.
Se in Italia quello dell’acquisto in rete è un fenomeno relativamente nuovo, anche a causa della tradizionale diffidenza degli italiani riguardo a modalità di pagamento diverse dal denaro contante, in altri paesi rappresenta già un settore consolidato e monitorato, e già il commercio tradizionale – anche quello dei grandi centri commerciali – sembra risentirne. Il colosso tedesco Mediamarkt- Saturn (gruppo METRO), leader a livello europeo nella distribuzione di elettrodomestici ed elettronica di consumo, sta soffrendo in Germania la concorrenza dell’e-commerce a tal punto da essere stato costretto a ridurre di tremila unità la propria forza lavoro nel 2011. Per contro, anche da un punto di vista sindacale, si stanno organizzando negli Stati Uniti le prime proteste contro Amazon- una delle più importanti aziende del settore – colpevole di garantire basse spese di spedizione e tempi di consegna veloci anche grazie allo sfruttamento della forza lavoro, costretta, secondo un’indagine ripresa dal New York Times, a dover sopportare lavoro precario, clima di ricatto e assenza di diritti, ritmi inumani con una temperatura all’interno degli enormi magazzini che spesso supera i 40 gradi, provvedimenti disciplinari per chi rallenta il ritmo o sviene e licenziamenti arbitrari. Mentre in Germania il colosso online statunitense ottiene manodopera a basso costo grazie ai sussidi concessi dallo stato tedesco ai disoccupati.
Difficile, al momento, prevedere i tempi di transizione dal commercio tradizionale a quello virtuale, passaggio che tuttavia sembra inevitabile, con l’approssimarsi di una nuova generazione sempre più connessa. Di certo il nuovo scenario che si sta delineando rappresenta qualcosa si profondamente nuovo nella storia dell’umanità, nella quale il commercio al di là dello scambio di beni, aveva svolto la funzione importantissima di connettere persone e culture diverse, creando progresso. L’e- commerce, da questo punto di vista, rappresenta solamente l’evoluzione dell’alienazione del consumatore, sempre solo nell’atto di consumo, già analizzata dal sociologo polacco Bauman. Non rimane quindi che interrogarsi sul concetto stesso di “liberalizzazione”, sugli effetti di un mercato senza regole e quindi sul tipo di società vogliamo consegnare ai nostri figli. Forse non è ancora troppo tardi per proporre e incentivare nuovi modelli di consumo, diversi da quelli che hanno generato la crisi del 2008, capaci di creare sinergie tra produttori locali e consumatori in un’ottica di sviluppo davvero sostenibile. Matteo Salvetti